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di Sonia Oliva

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News dal mondo della birra

PUBBLICATO IL

29/07/2020

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Sono tantissime le donne che hanno legato la loro vita professionale alla birra. Una verità che si perde nella notte dei tempi perché “fare la birra” è sempre stato considerato un lavoro da donna al punto che, in Mesopotamia, era d’obbligo per le famiglie che davano in sposa le figlie, mettere nel corredo tutto il necessario per preparare la birra.

In Italia, nel mondo romano, la birra non era molto amata. Il nostro Paese è sempre stato considerato, grazie ai pregiati vigneti sparsi su tutto il territorio nazionale, terra di vino. Eppure, anche i romani avevano legato le birre alla dea Cerere, dalla quale deriva il nome Cervisia. E Cervisia era la parte femminile di Bacco. Proseguendo a grandi passi nella storia, il Medioevo fece fiorire la produzione della birra nei monasteri dove sia i frati che le monache si occupavano della produzione della dorata bevanda. È infatti merito di una donna, suor Hildegard Von Bingen, l’uso del luppolo.

Le donne, comunque, non solo producevano (e producono birra) ma ne erano (e ne sono) anche consumatrici. Un consumo che, anticamente, era legato a saggezze popolari che si sono poi tramandate nel corso dei secoli. Pensate che la birra era considerata una bevanda fortificante e tonificante da assumere durante la gravidanza e le successive settimane dopo il parto, il periodo chiamato puerperio. Sapete che esiste la birra del lamento? I coloni americani producevano, infatti, la “groaning beer” che richiedeva una fermentazione di 9 mesi e veniva dunque pronta contemporaneamente alla nascita del bambino.

Certo è che le donne, come succede oggi, non bevevano birra solo per lenire i dolori del parto ma anche per puro piacere. A dimostrarlo gli affreschi nel labirinto del palazzo di Cnosso a Creta, centro della civiltà minoica e luogo dove era rinchiuso il Minotauro, raffiguranti donne che bevevano brùton, nome di una bevanda simile alla birra e prodotta con cereali fermentati.

Durante la rivoluzione industriale (dal 1740 al 1760) e le prime fasi dell’industrializzazione (1820), la società passò da un sistema agricolo artigianale, a un sistema industriale moderno e la produzione e il consumo di birra passò agli uomini. Un passaggio che è rimasto però solo nell’immaginario comune perché, in realtà, le donne italiane che bevono birra, superano il 60%.

Inoltre, lo sviluppo dei birrifici artigianali ha aperto nuove strade professionali, nel settore brassicolo, al mondo femminile rispettando, seppur casualmente, la giusta percentuale di “quote rosa” con donne mastro birraio, esperte in marketing, comunicazione e coinvolte nella produzione.

E sulla scia dei birrifici artigianali, sono nate diverse associazioni di donne, create dalle donne, legate al mondo birra, così da poter unire le forze e aiutarsi a vicenda nella promozione e nella valorizzazione delle birre artigianali.

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di Sonia Oliva

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