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Gruppo: Storie di Birra e Pub

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Storie di Birra e Pub

PUBBLICATO IL

17/08/2020

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Io e Pinta stavamo viaggiando in treno. Era il 2018. Destinazione Rimini (Fiera della birra). Nel nostro stesso scompartimento, una scolaresca in gita. Chiacchiere ad alta voce, urla, risate sguaiate e musica inascoltabile. Una colonna sonora fastidiosa che ci accompagnò per tutto il percorso.

Arrivati in fiera, raggiungemmo i nostri compagni di avventura o per meglio dire, di bevuta.

Volevamo un caffè ma ci servirono una famosa birra della Repubblica Ceca. E va bene, come dire no a una fantastica birra? Finito il boccale volevamo passare alla tazzina di caffè.

Detto, fatto! Gli intrepidi compari ci portano un’altra birra. Questa volta irlandese.

Va bene. Niente caffè ma dovevamo mangiare qualcosa. Su un piatto ci servono due arancini da due chili ciascuno e, per mandarli giù, era assolutamente necessaria una birretta.

Ci guardiamo un po’ in giro e, poco distante, scorgiamo qualche volto amico: i reduci del master di spillatura e i gestori dei nostri locali italiani preferiti che, dopo i saluti e gli abbracci, ci indirizzarono da “CempionsLig”, intento a spillare e spiegare la linea di un birrificio artigianale italiano.

Impossibile sottrarci ad assaggi e degustazioni.

I nostri amici, finalmente, ci raggiunsero dando inizio al rastrellamento di tutti i prodotti che ci piacevano di più, circa il 90%. Arrivò poi un amico che ci portò ad assaggiare altre sfiziosità gratis (parola che noi genovesi amiamo particolarmente, ca va sans dire)

Dopo mille assaggi, il tipo svizzero di uno stand ci riconosce e comincia la degustazione di birre con gradazioni alcoliche proibitive. Alla terza degustazione perdo di vista Pinta, comincio a parlare un tedesco misto a qualche belin e il bagno diventa la meta più ambita.

Spunta una bottiglia mai vista, credo invecchiata, ma ho ricordi un po’ confusi. Dopo le foto di rito ritrovo la mia Pinta, usciamo a fatica dalla fiera e saliamo in macchina con gli altri. Basta treno. Fuori nevicava, faceva un freddo boia. Io non riuscivo a stare in macchina, la nausea non mi abbandonava. Feci fermare la comitiva, declamai poesie e canti gaelici… poi un’oretta di blackout e finalmente verso le 23, siamo riusciti a bere il caffè. Meglio tardi che mai

Si dice che ogni girono abbia un “perché”. Io però il “perché” di quella giornata, proprio non lo ricordo…

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